Carenza di ferro: cause, sintomi e rimedi
La carenza di ferro provoca, tra le altre cose, spossatezza e difficoltà di concentrazione. Per combatterla bisogna seguire una dieta equilibrata e, ove necessario, ricorrere a degli integratori.
Il ferro nell'uomo
La carenza di ferro, detta anche deplezione marziale, è tra le alterazioni dello stato di salute più frequenti al mondo. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità circa 650 milioni di persone ne soffrono.
Le categorie maggiormente a rischio sono: i bambini prima dello svezzamento, gli adolescenti e le donne in età fertile.
Nell'organismo di un uomo adulto di circa 70 kg sono presenti 3,5 g di Fe. Di questi il 65% è contenuto nell'emoglobina, la proteina che trasporta l'ossigeno nel sangue, il 5% in altre proteine plasmatiche, mentre la restante parte si trova immagazzinata in milza, fegato e midollo osseo.
Il fabbisogno giornaliero da assumere, per mantenere costanti questi valori, è pari a meno di un milligrammo per l'uomo e un milligrammo e mezzo per la donna.
Cause
La deplezione marziale può essere dovuta sia a un aumentato fabbisogno sia a un apporto insufficiente.
Nel primo caso si è di fronte o a situazioni fisiologiche, come la crescita, la gravidanza e l'allattamento, o a sanguinamenti protratti evidenti od occulti (mestruazioni, ulcere gastriche).
L'apporto insufficiente invece dipende da una dieta inappropriata o da malassorbimento.
Sintomi
Le funzioni fondamentali del ferro consistono nel trasportare l’ossigeno e l’anidride carbonica, catalizzare la produzione di anticorpi e la trasformazione del precursore in vitamina A. Perciò una sua carenza provoca conseguenze soprattutto per quanto riguarda l'ossigenazione dei tessuti e il benessere generale del soggetto.
I sintomi più comuni sono: pallore, stanchezza, irritabilità, insonnia, mancanza di lucidità, cefalea, fragilità capillare e ungueale, fissurazioni agli angoli della bocca, infiammazione della lingua con atrofia della mucosa, polso debole e accelerazione del battito cardiaco.
Rimedi
Per curare la deplezione marziale è necessario prima di tutto eliminare o ridurre la causa diretta di sanguinamento, ad esempio curando le ulcere o, nel caso di cicli mestruali molto abbondanti o troppo ravvicinati, facendo uso della pillola contraccettiva.
In secondo luogo si cerca di reintegrare le perdite. Inizialmente adottando una dieta equilibrata: ricca di carne rossa, legumi, pesce, uova (soprattutto il tuorlo) e vitamina C. Ma se ciò non è sufficiente, si ricorre a integratori da assumere per via orale (solfato ferroso, ferro carbonato), o al ferro destrano ev. La terapia farmacologica per avere successo deve durare almeno sei mesi per bocca o un mese endovena, con esami di controllo periodici per verificarne l'efficacia.
